giovedì 3 febbraio 2011

Griffin Show

DURANTE L'ESTATE fra "The Decision", trasferimenti di stelle e trade varie, pochi si sono concentrati sul fatto che la stagione 2010-2011 sarebbe stata la prima di Blake Griffin, il rookie dei Los Angeles Clippers, primo uomo scelto nel draft del 2009 dopo i due anni disputati ad Oklahoma. Questa dimenticanza è stata dovuta a due fattori: in primo luogo al fatto che erano diversi quelli che consideravano Griffin un giocatore un po' sopravvalutato e non ancora pronto per avere un impatto forte nella Lega; ed in secondo luogo perché, dopo essersi infortunato al ginocchio nell'ultima partita di preseason della stagione 2009-2010 ed essendo rimasto fermo ai box per tutto il campionato, il suo nome era passato un po' sotto silenzio ed era da un po' di tempo che non si sentiva parlare di lui. Ma Griffin, ala di 2.08 per 115 chili racchiusi in un fisico compatto, fortissimo ma ugualmente esplosivo e reattivo, con qualità atletiche e di salto veramente straordinarie, stava preparando al meglio il suo esordio nella NBA. E non c'è dubbio che, almeno stando a quello che si è visto in questa prima metà di stagione, ci sia riuscito piuttosto bene... Griffin infatti in men che non si dica è diventato non solo il giocatore più spettacolare della Lega, non solo lo schiacciatore più tremendo e continuo, ma anche uno dei migliori elementi e questo nella sua stagione da rookie a poco più di 21 anni e mezzo. Il 32 dei Clippers con le sue schiacciate, i suoi numeri, il suo rendimento altissimo e continuo ha trasformato la seconda squadra di Los Angeles, ha gasato e caricato pubblico e compagni, insomma sembra aver cambiato volto a quella che è la squadra barzelletta della NBA per quel misto di sfortuna ed errori pacchiani che hanno caratterizzato in gran parte i 40 anni della sua storia nelle varie edizioni fra Buffalo e San Diego prima del trasferimento nella metropoli californiana. Una storia fatta di scelte nel draft sbagliate, trade quasi assurde, cambiamenti continui o quasi a livello di allenatori e guida tecnica, ma anche - diciamo la verità - tanta sfortuna con giocatori chiave che si sono infortunati gravemente con una costanza quasi inquietante, vedi i casi di Bill Walton, Danny Manning, Ron Harper ed Elton Brand. L'ex stella di Oklahoma (18.8 punti e 11.8 rimbalzi di media nelle due stagioni con i Sooners con il 61.8% al tiro ed il 58.9% dalla lunetta) è arrivato come una ventata d'aria fresca a rivitalizzare ed a ridare entusiasmo, speranza per un domani importante e ricco di vittorie ad un club depresso, racchiuso nel suo destino avverso, quasi incapace di reagire.
MA BLAKE GRIFFIN non è solo schiacciate, anzi, anche se l'affondata resta la parte più visibile, notevole ed elettrizzante del suo repertorio (primo nella NBA per schiacciate effettuate davanti ad un certo Dwight Howard). Griffin ha dimostrato di saper giocare e di essere un'ala forte completa. Era da tempo che non si vedeva un 2.08 (forse un po' esagerati) come lui, veloce, rapido, reattivo, potente capace di segnare dalla media, di correre come una guardia, ma anche di palleggi dietro alla schiena, virate, cambi di ritmo e direzione in palleggio, appoggi, finger roll, ma anche tiri dalla media, senza poi dimenticare la presenza a rimbalzo difensivo ed offensivo, la difesa fisica ed efficace su ali forti e centri e la grinta che mette in ogni segmento di gioco con sfondamenti presi, tuffi, raddoppi, aiuti e quant'altro si possa chiedere ad un giocatore quasi totale. Blake si arrabbia quando qualcuno gli dice che sa solo schiacciare ed è per questo che sta cercando di variare il suo gioco per essere il più completo possibile, e va detto che l'anno di stop per l'infortunio al ginocchio da questo punto di vista gli è servito parecchio. I suoi punti deboli al momento sono due: la percentuale ai liberi - caratteristica per molti big-man - e la comprensione tattica del gioco che si traduce in una difficoltà a capire cosa deve fare e dove deve stare in attacco e in difesa, ma anche in una scarsa attitudine al passaggio. Ma è giovane ed avrà tempo per migliorare, cosa che comunque sta già facendo. Quello che sorprende ed impressiona maggiormente in lui non sono solo le sue schiacciate eseguite in tanti modi diversi, ma il quoziente di difficoltà delle stesse visto che le effettua indifferentemente partendo dalla linea di fondo, da dietro il canestro, arrivando a rimorchio in contropiede, sfruttando gli alley-oop che gli servono i compagni, ma sempre con azioni a rischio della sua incolumità, fatto che esalta ancor di più non solo i tifosi dei Clippers, ma anche quelli delle squadre della città dove i ragazzi di coach Del Negro vanno a giocare. Ed anche da questo punto di vista Griffin è una manna per i Clippers e per l'NBA perchè Griffin fa vendere i biglietti ed ora le gare in trasferta dei Clips sono quasi un evento.
I NUMERI DI GRIFFIN in questa prima parte di regular season sono super e lo mettono su un piedistallo accanto a rookie che poi hanno trovato posto nella Hall of Fame ed hanno lasciato un segnale nella storia del gioco. Griffin viaggia a 22.6 punti e 12.8 rimbalzi di media in 37' tirando con il 51.5% su azione e con un modesto 61.7% dalla lunetta. Solamente sei rookie in passato possono vantarsi di avere avuto cifre analoghe o superiori alle sue: Kereem Abdul-Jabbar, Elgin Baylor, Walt Bellamy, Wilt Chamberlain, Elvin Hayes e Shaquille O'Neal: decisamente niente male come compagnia! Ma quello che ha lasciato a bocca aperta, oltre alle sue strepitose schiacciate, sono state le sue doppie-doppie a livello di punti e rimbalzi fatte segnare dal 20 novembre al 17 gennaio. Il 19 gennaio contro Minnesota ha chiuso con 29 punti e 8 rimbalzi, poi la striscia è ripresa con altre quattro gare in doppia-doppia che in totale sono 37 su 45 gare giocate. Non male il ragazzo!

Di Stefano Benzoni
"Superbasket" #5 1-7 febbraio 2011 - pg. 42-43



mercoledì 2 febbraio 2011

Roderick e Hickman, due fenomeni in Legadue!

RIMINI Nella città felliniana adesso l'idolo è un cestista con una storia di ragazzo-padre che lo ha fatto crescere in fretta. La sua vita potrebbe essere la trama di un film: il giovane cresciuto in povertà sulla strada e sui campetti di Philadelphia, dove è nato nel 1988, che grazie al suo talento promette di diventare una stella.
Scoperta Terrence Roderick, guardia/play, è l'ultima scoperta della scuderia Capicchioni che, dopo il salvataggio del club, è ancora partner della proprietà guidata da Giorgio Corbelli. Roderick, 17.6 punti di media è l'americano più giovane del campionato e il più futuribile per le grandi leghe, capace di esaltare con schiacciate da urlo. «Nei playground di Phila dicevano che ricalcavo le orme di Doc J Erving e Iverson per le mie doti acrobatiche - sorride lui - ma allora ero un ragazzino che ancora non si era scontrato con le difficoltà della vita. Non sono riuscito a frequentare il college perché, dopo un semestre all'Università di Alabama-Birmingham, ho dovuto lasciare gli studi e il gioco per tornare a casa ed occuparmi di mia figlia che oggi ha tre anni. Ho fatto l'operaio per guadagnarmi da vivere e accudire la bambina, i miei sogni di diventare un giocatore professionista sembravano svaniti poi un giorno mi sono ritrovato su un campetto di Portsmouth, in Virginia, dove ero andato a trovare alcuni miei ex compagni impegnati nell'annuale torneo ad inviti per collegiali seguiti dalla Nba. Lì scatenai un 3 contro 3 alla morte, a bordocampo c'era Manuel Capicchioni, che mi scritturò e mi offrì di venire in Europa».
Austria L'anno passato Roderick ha giocato in Austria, poi è arrivata la chiamata di Rimini dove è stato firmato con un contratto basso (35mila dollari). «Ho messo qualche piccolo bonus sui punti segnati per arrotondare il mio ingaggio - dice Terrence che ha un record stagionale di 33 punti - ma non sono un mangiapalloni. Il mio basket è fatto di corsa e di forza esplosiva. Il mio obiettivo? Emulare la carriera di Keith Langford: dalla LegaDue all'Eurolega. Posso fare meglio di lui».

CASALE Ripescato in Finlandia, Ricky Hickman è la stella della Fastweb e la diversità di Casale. Nella squadra che con 11 vittorie nelle ultime 12 partite ha scalzato Udine al 2° posto, brilla la stella di questo giovane play Usa. Sguardo da cucciolo, grande determinazione, il nuovo talento intrigante della Legadue è entrato in Europa nel 2007 dalla porta di servizio. Romania, Germania e Finlandia, dove è capocannoniere del campionato col Namika Lahti. Lì viene avvistato da Casale. Al termine della scorsa stagione regolare, coach Marco Crespi lo ingaggia come assicurazione in caso di infortuni nei playoff. Casale esce in semifinale contro Sassari.
Polizza La «polizza» non viene utilizzata ma Hickman, in poco più di un mese, riesce a conquistare dal punto di vista tecnico ed umano il coach che punta su di lui per la nuova stagione. Una scelta affascinante e rischiosa che sembra però andare in crisi. Il punto più basso a Jesi. Terza di andata: 3 punti e 3 palle perse. Da un'altra parte si sarebbe parlato di taglio. A Casale, invece, inizia il lavoro di ricostruzione. La domenica dopo, la resurrezione. Allo sguardo da cucciolo si aggiunge il sorriso. Il segnale di una crescita fatta di personalità e fiducia - ora viaggia a 17 di media - ed è 8° negli assist.
Filosofia Il modo in cui Hickman è stato messo in condizione di esprimersi rientra nella filosofia della Junior. Un progetto basato sulla proprietà solida del presidente Giancarlo Cerutti, su un allenatore-manager e sull'ambizione di rappresentare un modello di gestione originale in Italia che ha prodotto iniziative come il Manifesto del tifoso e la moviola nelle scuole, come strumento per rivedere un gesto tecnico e non per polemiche. Casale vuole vincere mostrando uno stile differente. Hickman può aiutarla.

"La Gazzetta dello Sport" di mercoledì 2 febbraio 2011 - Pg. 30
Di Andrea Tosi (articolo Roderick) e Maurizio Neri (articolo Hickman).

lunedì 31 gennaio 2011

Il derby è solo di Rimini

Legadue - 18.ma Giornata (28/01/2011)
Immobiliare Spiga Rimini-Marcopoloshop.it Forlì 100-91

IMMOBILIARE SPIGA RIMINI: Lollis 11, Tomassini 13, Eliantonio 7, Gasparin, Filloy 29, Gurini 2, Vukcevic 19, Piazza 4, Roderick 15. N.E. Metreveli. All. Caja.
MARCOPOLOSHOP.IT FORLÌ: Toppert 14, Goldwire 13, Poletti 2, Borsato 11, Gordon 24, Ranuzzi 2, Nardi 16, Campani 2, Lestini 7. N.E. Zamagni. All. Di Lorenzo.
Arbitri: Di Modica, Cappello, Quarta.
Note - Parziali: 26-30; 54-53; 80-69. Usciti per falli Nardi, Goldwire e Roderick. Prima della palla a due Ylenia Mulazzani ha cantato l'Inno Nazionale, mentre durante l'intervallo insieme a Christine Joan Johnson è stato interpretato il brano musicale "CRABS WHAT’S UP NOW". Spettatori 3.200 circa.

IL BIANCOROSSO che vince è quello di Rimini, ma Forlì può uscire dal derby a testa alta, con la consapevolezza che giocando così, con questo spirito e con la ‘qualità aggiunta’ dei recenti innesti, potrà far svoltare la sua stagione. I Crabs portano a casa il match pur rinunciando nell’intera ripresa a Vukcevic, infortunato: vale a dire al leader che nei primi 20’ ne aveva già imbucati 19.
UN MATCH comunque vibrante, appassionante, con il 105 Stadium che presenta davvero un gran colpo d’occhio, merito pure dei 5-600 tifosi ospiti. In avvio è Forlì la più lesta ad accendersi. Corrono, i ragazzi di Di Lorenzo, trovando buonissime soluzioni in transizione, con Toppert e Gordon che non sbagliano un colpo. Rimini resta comunque in scia, con Filloy inattesa ‘prima punta’ (già in doppia cifra il gaucho nel primo quarto). Il ritmo della gara è quello che la Marcopoloshop.it predilige, si gioca ventre a terra e la difesa riminese in tante occasioni non riesce neppure a schierarsi. Difesa poi morbida anziché no, senza nulla togliere ai tambureggianti 10’ iniziali di Goldwire e compagni. Anche quando mette mano alla panchina, poi, Di Lorenzo trova sempre intensità, ottimo l’impatto di Nardi, 8 punti in un amen.
L’ELASTICO si dilata fino al +8 Forlì (33-41), quindi i Crabs cominciano a risalire la china. Vukcevic è abilissimo a sfruttare i mis-match favorevoli, con efficaci penetrazioni fino al ferro. Prende pure parecchi falli, l’esterno serbo, e dalla lunetta è una macchina. Il vento cambia, sul parquet: e Gurini, con una doppietta ai liberi, porta davanti i biancorossi di casa (46-45, 3’38’’ al riposo).
Punteggio che nelle proporzioni non cambia, a metà gara: problemi di falli, alla pausa, solo per Tomassini, 3 penalità in appena 8’. Una curiosità: in 20’ Forlì ha ‘fatturato’ l’intero raccolto del derby dell’andata.
RIPRESA e Vukcevic, complice un infortunio, rimane seduto. Non una bella notizia per coach Caja, che già non dispone dell’influenzato Foiera. Ma i suoi ‘superstiti’ adesso ci sono, fiammate di Roderick, soprattutto ‘zampate’ di un clamoroso Filloy, che continua a imperversare dall’arco e sotto misura. E’ proprio una bomba del gaucho – la quinta! – a far lievitare in doppia cifra il vantaggio dei granchi (79-69, ma pesano per Rimini i 4 falli di Roderck). Il match entra nel suo ultimo periodo e Forlì si rifugia nella zona. Scelta saggia, che argina l’attacco dei Crabs, costretti a sparacchiare senza costrutto dalla distanza con Piazza e non solo. E il match si riapre, Marcopoloshop.it a risalire con foga nonostante Goldwire abbia terminato (per falli) la sua prova. L’esuberante Nardi porta Forlì a -2 (87-85), tripla al platino di Tomassini e ancora due possessi a dividere le squadre. Ormai si gioca sui nervi ed è ancora ‘Tom’ a piazzare ‘mattoni’ pesantissimi nella costruzione del successo nel rovente finale, sue le iniziative che mettono in ginocchio una Forlì comunque generosa, volitiva, che non vuole arrendersi a un altro, amaro verdetto.

Alberto Crescentini - Il Resto del Carlino



Cliffs of Dover - Eric Johnson

lunedì 24 gennaio 2011

Naturhouse Ferrara-Immobiliare Spiga Rimini 69-76

Legadue - 17.ma Giornata (23/01/2011)
Naturhouse Ferrara-Immobiliare Spiga Rimini 69-76

NATURHOUSE FERRARA: Hoover 7, Farabello, Cournooh 2, Boyette 18, Kotti 16, Ndoja 15, Mazzola 9, Lechthaler 2. N.E. Gamal, Brandani, Massari. All. Martelossi.
IMMOBILIARE SPIGA RIMINI: Lollis 12, Tomassini 5, Filloy 5, Foiera 2, Gurini, Vukcevic 34, Piazza, Roderick 18. N.E. Eliantonio, Gasparin, Metreveli. All. Caja.
Arbitri
: Ursi, Ciano, Ranaudo.
Note - Parziali 13-19; 35-37; 56-55. Antisportivo Roderick . Prima della gara il presidente Mascellani ha premiato l’ex bianconero Foiera. Presente in tribuna il presidente di Legadue Marco Bonamico. Spettatori 2.200 circa, incasso euro 15.210.

LOTTA, soffre e illude. Poi sul più bello, in un infuocato rush finale, la Naturhouse getta alle ortiche una vittoria che aspettava solo di essere colta. Sbagliano in tanti, ma è difficile dimenticare la sciocchezza di Hoover, che dopo una gara incolore si schianta come un pivello contro Filloy e commette sfondamento, o l’errore della difesa estense che si dimentica di Lollis e gli regala due punti facili facili. Il fiocco lo confezionano forse gli arbitri che, applicando alla lettera il regolamento, fischiano antisportivo a Boyette, ma in fondo è giusto così, e l’amarezza è davvero tanta.
La cronaca. L’avvio di Ferrara è promettente: Boyette inizia col piede giusto, poi Rimini sistema l’attacco e innesca Lollis (5’ 7-12). Buon per i padroni di casa che funzionano gli uno-due Farabello-Kotti, ed i punti del lungo tengono a galla una Naturhouse che però fatica troppo e non riesce ad essere pericolosa. Martelossi prova a mischiare le carte, butta in campo Hoover, appiccica Cournooh a Roderick e cerca di rendere la manovra meno prevedibile. Il killer continua comunque ad essere Lollis, che trova canestri anche nel traffico e regala la prima sirena ai romagnoli (13-19). Il secondo quarto si apre nel segno di Ndoja, che con 5 punti rilancia Ferrara e quando Hoover mette la bomba, Caja è costretto al time out (13’ 23-24). Ferrara però insiste e rimette la testa avanti con Mazzola (17’ 31-25): un fuoco di paglia sul quale soffiano forte Vukcevic e Roderick, che firmano un parziale di 12-4, spengono la fiammata estense e rilanciano Rimini, che va negli spogliatoi nuovamente in corsia di sorpasso (35- 37).
DOPO il thè Lollis torna in cattedra: prende rimbalzi, segna e Rimini vola (21’30” 35-41). Il riscatto estense non si fa attendere ed è firmato da Ndoja e Mazzola, che impattano il match (44-44) e non fosse per le bombe al vetriolo di Vukcevic, ci sarebbe da divertirsi. Ferrara comunque tiene la cottura e sulla schiacciata di Mazzola la gara è più che mai aperta (26’ 48-49) e da lì fino alla terza sirena si va avanti ad elastico. L’ultima curva si apre con qualche errore di Ferrara e quando la mano fatata di Vukcevic si scalda, Rimini torna avanti (34’ 60-62). Ma dura un attimo, poi Cournooh e Kotti alzano la posta e rilanciano. Per Vukcevic è un invito a nozze, accende il vecchio motore da Eurolega e non sbaglia più niente e alla fine Lollis mette anche il fiocco a 1’20” ( 64-69). La Naturhouse usa l’ultimo goccio di benzina per rimettersi in pari a 45” dalla sirena. Poi c’è di tutto: lo sfondamento di Hoover, l’antisportivo di Boyette e i falli sistematici che servono solo a dilatare l’amarezza. La festa è tutta di Rimini.

Stefano Rizzi - Il Resto del Carlino


giovedì 20 gennaio 2011

Malaventura: «In A con Casale»

I monferrini hanno vinto 9 delle ultime 10 gare e sono a 2 punti dalla vetta. E giocano benissimo. L'ex biellese: «Vogliamo salire, il club merita. Deciderà la forma nei playoff»

NOVE vittorie nelle ultime 10 gare disputate. Secondo posto in classifica a 2 sole lunghezze dalle capolista Venezia e Udine. Ma quel che più conta è che allo stato attuale la Fastweb Casale è la squadra più in salute della Legadue. I risultati parlano chiaro, ma non solo quelli. Nello scorso turno contro Casalpusterlengo, i monferrini sono sembrati di una superiorità a tratti persino disarmante, dimostrando di essere una squadra sicura dei suoi mezzi, che gioca un basket efficace, efficiente e che sa pure divertire. Mica male per i tempi che corrono. Un gruppo che funziona a meraviglia, assemblato con cura e sapienza da Marco Crespi e che ha come simbolo Matteo Malaventura, reduce da due stagioni da notti insonni con la Fortitudo. Il tecnico casalese, che lo aveva avuto già due volte con sé a Biella e Pesaro, lo ha voluto a tutti i costi per fare grande la Fastweb. «Sembra banale dirlo - spiega Malaventura - ma il segreto questa nostra bella stagione, almeno finora, è nel gruppo. Ci alleniamo bene e in partita ci cerchiamo e ci aiutiamo sempre. Siamo tutti disponibili e pronti in ogni momento a metterci in discussione. Credo che il nostro valore aggiunto sia l'intensità che mettiamo sul campo. Normale poi che quando i risultati arrivano prendi ancora più fiducia in quello che fai. E il gioco è fatto, ma guai rilassarsi, sarebbe la fine».

CRESPI La Junior è stata costruita in questi anni dal tecnico e manager Marco Crespi attorno a un nucleo di giocatori italiani a cui sono stati aggiunti volta per volta stranieri diversi. Un risultato che nel corso degli anni sta dando i benefici sperati. Tommaso Fantoni è di fatto il miglior centro italiano del campionato, a lui si aggiungono Simone Pierich e Giancarlo Ferrero e i giovani che diventano certezze come il figlio d'arte Stefano Gentile e Stefano Masciadri. «La forza sta anche nel fatto che tutti allo stesso modo contribuiscono. Siamo 10 giocatori 10 e alla fine questo fa la differenza. Se qualcuno ha una serata storta non ci sono problemi, gli altri riescono a sopperire. C'è fiducia e serenità».

GIOCO Non solo risultati. Casale gioca un basket sopraffino, nuovo soprattutto per mentalità, che le permette di sognare la Serie A. «La novità è che a prescindere dagli avversari vogliamo sempre imporre il nostro gioco. Il ritmo, in difesa e in attacco. Certo, qualche aggiustamento lo facciamo, ma piccolo. L'idea è di non adattarsi mai agli avversari. Mentalità che paga. La Serie A è nei nostri pensieri, club e città la meritano. Ma i playoff sono lontani. Conta arrivarci al top della forma».

EFFE Due anni in Fortitudo, un romanzo drammatico scandito da una retrocessione e da una promozione ottenuta sulla sirena finale. «Il rammarico è tanto - conclude Malaventura -. La retrocessione è stata pesante, ma avevo deciso di rimanere lì per la grande passione che anima i tifosi fortitudini. Poi è arrivata la promozione, che emozione. Peccato sia finita, poi. Ma ho girato pagina, con Casale e il suo sogno.
Che è anche il mio».

Giovanni Teppa da "Tuttosport" (Anno 66 - N° 19) di Giovedì 20 Gennaio 2011

mercoledì 19 gennaio 2011

43 Punti di Trent Whiting contro la Snaidero Udine

Legadue - 11.ma Giornata (12/12/2010)
Aget Imola-Snaidero Udine 111-84
Trent Whiting 43 punti (4/8 da 2, 10/12 da 3, 5/6 ai liberi, 7 assist)


Video clip dei 43 punti messi a segno contro la Snaidero Udine (nello scorso mese, il 12 dicembre 2010) da un preciso e scatenato Trent Whiting, classe '76.
L'americano dell'Andrea Costa Imola chiude già il primo quarto con 12 punti con un roboante 4/5 dall'arco dei 6,75 che all'intervallo diventeranno 19.
Nella ripresa il Mormone prende completamente la squadra sulle spalle e trascina i suoi in un incredibile break che porterà l'Aget a chiudere il terzo quarto sul 75-59.
Ultima frazione sempre a senso unico con Whiting infallibile nella sua gara personale, chiuderà tirando con il 70% dal campo ed ottenendo un pazzesco 45 di valutazione.
Indubbiamente un grande campione, oltre che signore. Grande Trent Whiting!

Sweet Disposition - The Temper Trap

domenica 9 gennaio 2011

33 Punti di Luca Pesaresi contro la Fortitudo Bologna

Serie B Dilettanti Gir. B - 12.ma Giornata (11/12/2010)
Angels Santarcangelo-Fortitudo Sg Bologna 88-76
Luca Pesaresi 33 punti (2/2 da 2, 8/14 da 3, 5/5 ai liberi, 30 di valutazione)


Non è da tutti i giorni giocare contro la storia recente del basket italiano!
Imbucare 33 punti contro la Fortitudo Bologna che non più di 6 anni fa guardava il movimento dall'alto dopo aver conquistato il Tricolore, poi non è impresa da tutti...
Seppur nell'ex B2 Luca Pesaresi play/guardia degli Angels Santarcangelo ce l'ha fatta.
La vittoria sportiva di "Davide su Golia" non solo del ragazzo classe '89 ma di un'intera realtà che poco alla volta mira a palcoscenici sempre più importanti e di prestigio.

martedì 4 gennaio 2011

31/5/1998 Kinder Bologna-Team System Bologna 86-77

MAGICO DANILOVIC: VIRTUS ALLE STELLE
di Luca Chiabotti e Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport - 01/6/1998

Non esiste un limite alla grandezza di un giocatore se é veramente grande come Sasha Danilovic, non esiste un limite alla sfortuna se, come la Teamsystem, ricadi ancora una volta nello stesso errore. La Virtus Kinder è campione d'Italia per la 14a volta alla fine della più bella ed emozionante serie scudetto che la gente si ricordi, entra con Milano e Varese nel piccolo olimpo di squadre capaci di conquistare, nella stessa stagione, il titolo italiano ed europeo, un'impresa riuscita l'ultima volta 11 anni fa. Lo deve alla prodezza dell'uomo di tutti i record: Danilovic ha disputato 4 campionati italiani e li ha vinti tutti. Stavolta lo fa con lo scudetto inequivocabilmente già sulla maglia della Fortitudo, avanti di 4 punti a 18" dalla fine, dopo essere stata sempre in vantaggio, anche di 11 punti a -6'38". La favola è quella del campione con la faccia di ghiaccio, che spesso mette tra sé e il mondo una cortina di scortesia, ma che dentro sa tutto del basket, compreso il fatto di non essere stato un fattore in questa serie (complice anche un infortunio), di aver sbagliato i palloni decisivi di gara-1, di aver giocato male come mai in una finale in gara-3 e gara-4, di essere stato quasi negativo per 39'48" di questa ultima sfida: solo 7 punti, 3/10 al tiro, 0/5 da tre. Stava vincendo la Fortitudo ma è arrivata l'azione che ricorderemo per sempre: tre punti più fallo di Wilkins (che ci lascia perplessi non solo per la stupidità: anche in tv non lo vediamo, ma Nique non fa una piega) che riportano la Kinder alla pari. David Rivers si butta come un missile verso il canestro avversario ma perde la palla, Alessandro Abbio restituisce e si fa stoppare da Fucka che poi subisce un fallo (non rilevato) da Binelli mentre Attruia viene fermato dalla sirena. Supplementare, senza Myers: a -2'54", con la Virtus a +1, Danilovic si conquista e segna i liberi del +3, a 1'44" dalla fine realizza l'uno contro uno del +5, a 1'03" dalla gloria piazza il trepunti del +7 e dello scudetto. Totale, 9 punti nel supplementare, 13 negli ultimi 5'18". Incredibile. La storia di Danilovic era troppo bella per non meritare la prima pagina, ma se lo scudetto è della Virtus il merito è di Alessandro Abbio che, dopo aver giocato una serie scudetto da campione, ha riportato praticamente da solo la Kinder in partita sia nella seconda metà del 1° tempo che a inizio ripresa con 10 (dei 16) punti nei primi 8', e di Hugo Sconochini che ha preso per il bavero la Virtus ricaduta a -11 a 6' dal punto di non ritorno, bruciando in contropiede la zona avversaria (8 punti sui 10 bianconeri dal -10 al -3). E poi Nesterovic, 22 anni, ma capace di non sbagliare un tiro in una finale.
Queste cose, Danilovic le sa, rispetta i compagni, sa che la sua gloria nasce da lì.
Di là, oltre il muro che divide Bologna, c'è Carlton Myers impietrito: perde la quarta finale della sua vita, dopo aver disputato un'ottima partita, soprattutto nel 1° tempo (20 punti, 5/8 al tiro, 3 recuperi) ma che non capisce che da solo non ce la farà mai, anche se è immenso. Nei primi 5' si gioca Dominique Wilkins, richiamato in panchina e furioso per non aver visto una palla, soprattutto da Carlton. La Fortitudo perde lì un uomo da 27 mila punti nella Nba che poi gioca una partita assolutamente indecente. Nella Fortitudo è mancato anche David Rivers, cioè il resto dello star system. Super Roberto Chiacig, che scava il primo grande vantaggio Teamsystem (+11 al 10') bilanciando con le sue incursioni in area i tiri pesanti di Myers, e Gregor Fucka, alla migliore prestazione della serie finale, anche se poi sbaglia due liberi, dopo un 8/8, nell'ultimo minuto. Probabilmente è stata la gara meno spettacolare: l'eccessivo talento in campo ha consigliato Ettore Messina e Pero Skansi a usare dose massicce di zona. Ha iniziato la Virtus, a -11 al 10', con una 2-3 che ha dato rimbalzi e contropiede. Al 17', sul 36 pari, Skansi ha messo in campo la sua (non la toglierà più), lasciando a 0 per 3' gli avversari e tornando a +8. A inizio ripresa, l'ex c.t. cambia in una 3-2 e recupera. La differenza è che Messina mischia le sue zone e riesce realmente a difendere mentre la Teamsystem disturba solo un attacco che finisce col 69% al tiro da 2 punti. Cioè, appena sono entrati anche i tiri da 3 di Danilovic, è saltata. Onore alla Virtus ma identico onore alla Fortitudo. Sono parole di rito ma sentite, come è sentito il titolo di miglior coach europeo a Ettore Messina. È italiano, come Abbio, come lo scudetto vinto da una squadra mitica.




venerdì 23 luglio 2010

Danilo Gallinari - Videoclip Sportitalia 10/06/2010


Una clip video sull'ala dei New York Knicks, Danilo Gallinari, andata in onda il 10 giugno scorso come apertura allo speciale con ospite lo stesso Danilo su Sportitalia.

sabato 17 luglio 2010

"Nicolò Melli - Testa e Tecnica. Ecco il futuro di Milano" di Daniele Barilli

Il neo acquisto dell'AJ dimostra più di 19 anni. E dice che il fratellino Enrico è meglio di lui...

Reggio Emilia La prima volta che il suo nome finì sui giornali era piccolo così. Aveva 13 anni, Nicolò Melli, quando indossò la maglia della squadra della sua città, Reggio Emilia, per una partita di serie A. Ottobre 2004. Lo convocò coach Fabrizio Frates che disse: «Se ho bisogno di qualcuno, chiamo uno bravo: l'età conta poco». Il quelle parole era già scritto il destino di Melli. Uno di quei rari talenti a cui non manca nulla per diventare campioni. E d'altronde la stoffa da cui è stato «ricavato» è di altissima qualità.

Genitori Papà Leo ha giocato per anni nella Pallacanestro Reggiana, arrivando fino alla serie B. La mamma, Julie Vollertsen, è stata una dei pilastri della nazionale statunitense di volley, argento olimpico 1984. Proprio dopo quell'Olimpiade, la Vollertsen arrivò a Reggio per giocare e conobbe Leo Melli. Nicolò è cresciuto in una famiglia di sportivi che gli hanno permesso di riconoscere ed esprimere al meglio il suo talento. Dandogli consigli importanti. E così, già a 16-17 anni, quando mezza Italia cominciava a parlare di lui, ogni volta che qualcuno gli chiedeva se queste attenzioni non gli davano fastidio la sua risposta era: «No, assolutamente: anzi, è un piacere. Le responsabilità non mi spaventano.» Sembrava di parlare con un veterano. In effetti, anche se ha appena sostenuto la maturità al liceo Ariosto di Reggio («Mi aspetto un voto tra l'80 e il 90», confessa), Melli dimostra di essere molto più maturo della sua età.

Jordan A 19 anni ha già ricevuto gli elogi di Michael Jordan, dopo un camp. Ha già giocato, e decisamente bene, davanti al g.m. dei Lakers Mitch Kupchak. Ha già superato un infortunio gravissimo, lacerazione del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Ha già disputato partite uscendo dal campo applaudito da interi palasport. La prima volta a Jesi, maggio 2008, Nicolò aveva 17 anni e, causa un infortunio subito da Ben Ortner, si ritrovò titolare nella semifinale promozione decisiva. Chiuse con 16 punti, 15 rimbalzi e 27 di valutazione. Una prova che non bastò per regalare il successo a Reggio, ma che gli valse il posto da titolare. L'anno dopo, una partenza esaltate: a Brindisi 12 punti e 18 rimbalzi e con Varese 24 punti e 38 di valutazione.

Crac Una settimana dopo, l'infortunio al ginocchio. Poche ore per piangere poi il primo a riprendersi fu proprio lui. Disse: «Tornerò più forte di prima: ho chiesto di essere operato in fretta e mi rivedrete in campo a settembre.» Nicolò mantenne le promesse, lavorò tantissimo, sostenuto dalla famiglia e da tutta una città che faceva il tifo per lui, e ad agosto era pronto. Il suo ultimo campionato è stato buono (11 punti e 7 rimbalzi di media a partita) considerando anche gli impegni scolastici. Perché Nicolò a scuola è bravo quasi come in campo e ha già deciso che a Milano si iscriverà a Giurisprudenza alla Cattolica. Dopo l'Eurolega e, chissà, forse la Nba, il suo obbiettivo è di diventare avvocato. E se Milano acquista un gioiellino, Reggio si consola con il fratellino di Nicolò, Enrico, già convocato dalla nazionale Under 15. «Macchè uguale - dice Nicolò - Enrico è decisamente più bravo di me..

Da "La Gazzetta dello Sport" di venerdì 2 luglio 2010